La TV senza il sofà
Per chiunque sia nato dagli anni ’50 in avanti il televisore è componente normale ed essenziale dell’ambiente domestico: una sorta di “finestra in più” della casa che si affaccia su un mondo parallelo, talora dai contorni più vicini e reali, talora decisamente più fantastico e virtuale, con cui “da sempre” entriamo in contatto quotidianamente.
Una “finestra” che – come confermano le rilevazioni statistiche – è aperta per la gran parte di noi per molte ore al giorno. La TV è un fatto normale, scontato: possiamo guardarla tanto o poco, amarla o odiarla, ma di fatto fa parte dei fondamenti della nostra esperienza sensoriale e sociale e una parte importante della realtà con cui normalmente ci rapportiamo è mediata del tutto o in parte significativa dal televisore.
E’ una constatazione che vale ormai per gran parte dei cittadini del mondo e la televisione si colloca pressoché ovunque alla base della piramide dei bisogni nella percezione dell’individuo.
Per la maggior parte delle persone la televisione è il mezzo di comunicazione di tipo editoriale con cui c’è maggiore familiarità: più dei libri, della stampa periodica o quotidiana, più della radio, di Internet, del cinema. E’ non solo il mezzo di intrattenimento per eccellenza, ma anche la principale fonte di informazione su tutto ciò che eccede l’immediato vicinato. La televisione pervade la nostra esistenza.
A ben vedere però un limite forte alla presenza della televisione nella nostra vita c’è: la TV non entra nella sfera formativa , lavorativa e professionale.
Il televisore è sempre presente in casa, spesso in più di una stanza, è immancabile in albergo e nella gran parte dei locali pubblici, ma molto raramente è in ufficio o - in generale sul posto di lavoro. Potremmo dire - in altre parole - che la TV è indissolubilmente legata al sofà, e dunque alla sfera privata, al rilassamento e al tempo libero.
E’ un limite che oggi ci appare normale e scontato per due motivi: perché è sempre stato così nella nostra esperienza, e perché la TV viene naturalmente associata a programmi di intrattenimento (normalmente separati in modo netto rispetto all’ambito lavorativo) e di informazione generalista, più adatta alla sfera personale, privata e familiare che a quella professionale.
La presenza quasi esclusiva nella sfera privata non è naturalmente caratteristica comune a tutti i mezzi di comunicazione di tipo editoriale: la stampa ad esempio ha una presenza bilanciata sia nel tempo libero che sul lavoro, con un’amplissima articolazione di prodotti. I formati del libro, della rivista periodica o anche del quotidiano possono veicolare tanto contenuti di intrattenimento rivolti alla persona nel suo tempo libero, quanto informazione scientifica diretta al ricercatore, informazione professionale per il professionista di qualsiasi settore o informazione generale su quanto accade in azienda per i suoi dipendenti.
Una ragione di questa differenza per la TV potrebbe essere individuata nel fatto che la scrittura (veicolata dalla stampa o dal web) è più adatta al ragionamento analitico, mentre la TV propone immagini sintetiche toccando maggiormente la sfera emozionale: ma dovremmo ritenere che tutta la comunicazione in ambito professionale sia di tipo analitico-razionale e che nelle aziende non c’é esigenza di sintesi ed impatto emozionale, cosa che non può essere condivisa in termini assoluti, come vedremo anche nel corso della nostra trattazione dell’argomento in questo testo.
Il motivo di fondo dell’esclusione della TV dalla sfera professionale è molto più semplice: non ha a che fare con una percezione di minor utilità o efficacia comunicativa della televisione o con una sua inadeguatezza all’ambiente professionale o aziendale, ma riguarda la rigidità del mezzo stesso e la difficoltà tecnica (spesso vera impossibilità) nell’adattarlo ad utilizzi diversificati come si è fatto con la stampa.
Fino alla fine degli anni ‘90 la televisione non ha offerto a livello tecnico la possibilità concreta di realizzare servizi mirati a gruppi di pubblico ristretti, con le caratteristiche di fruibilità che sono essenziali nella sfera professionale.
E’ solo con l’avvento della tecnologia digitale che si possono concretamente superare i limiti “storici” della TV analogica, che ne hanno fatto un medium di massa per eccellenza, fortemente diffuso a livello di fruizione, ma estremamente concentrato a livello di produzione e organizzazione dei contenuti.
Così, mentre si rendono disponibili, a partire dalla fine degli anni ‘90 le prime reti di distribuzione che aprono ampi spazi e per la realizzazione di nuovi servizi e consentono di servire gruppi ristretti e/o chiusi di utenti, si osservano le prime applicazioni della televisione anche all’interno delle imprese, della pubblica amministrazione, delle associazioni professionali, della scuola.
Grazie alla tecnologia digitale e alla convergenza con Internet, la TV sta compiendo in questi primi anni del nuovo millennio il salto verso una nuova fase di sviluppo, che - tra i molti cambiamenti – porta al superamento del legame esclusivo con la sfera personale e domestica, del connubio storico televisore-sofà.
La TV aperta
Il superamento dei limiti storici della televisione in termini di flessibilità e di accessibilità dal lato della produzione e distribuzione di contenuti è di grande interesse per le aziende perché rende pienamente disponibile la TV come leva diretta di comunicazione. Un interesse che coinvolge la comunicazione d’impresa in tutte le sue declinazioni: all’interno come verso l’esterno dell’organizzazione, nella sfera istituzionale come in quella più operativa.
Così, se da un lato la nuova televisione digitale promette di entrare in nuovi ambiti di fruizione, varcando anche la soglia degli uffici, dall’altro per l’azienda si apre l’opportunità di comunicare in modo più diretto anche con i suoi interlocutori esterni, sia in ambito business (partner, fornitori, clienti), che in ambito consumer, ovvero nella direzione dei consumatori finali nella sfera privata e domestica. Il cambiamento in atto comporta l’ingresso della TV in azienda, ma anche una più estesa presenza delle aziende nella TV di casa.
Le prime esperienze concrete di servizi televisivi realizzati da imprese non editoriali mostrano immediatamente questa valenza estesa della televisione come leva di business. Si osservano già oggi applicazioni concrete lungo tutti i principali flussi di comunicazione dell’azienda, che vanno dalla relazione con il personale interno, alla gestione di partner commerciali e reti di vendita, dalla comunicazione con gli investitori, fino al coinvolgimento dei consumatori nella sfera di fruizione domestica (l’ambito più tradizionale per la TV).
Si scorgono, sin dalle prime iniziative messe in opera dalle imprese più innovative, grandi potenzialità di applicazione del mezzo televisivo in ambito business, con un’ampiezza tale da farci pensare ad un influenza significativa sull’evoluzione stessa della televisione in generale: le imprese diventano soggetti attivi nell’utilizzo e nella creazione di contenuti televisivi, introducendo nuove logiche e nuovi modelli di produzione, distribuzione e fruizione che influiranno significativamente sulla nostra percezione del mezzo televisivo in futuro.