Se - come affermo nel post precedente - fare video e distribuirlo non è mai stato così facile, realizzare buoni video non lo è affatto. Del resto lo sa chiunque abbia a casa una videocamera a cassetta o DVD sa quanto sia facile registrare video schiacciando il tasto “rec”, ma quanto sia invece difficile produrre un video minimamente guardabile. Certo la facilità di accesso alle nuove tecnologie e la “fusione con il web” ridefinisce ampiamente i formati e i modelli del contenuto TV (un esempio? eccolo), ma resta il fatto che realizzare un video di impatto è difficile e richiede impegno, esperienza, professionalità (del resto non si può dire che l’esempio non richieda una dose fuori dal comune di creatività e - soprattutto - impegno). Fare uso efficace del video costa (non necessariamente denaro, ma costa). Se dal contesto tecnico passiamo al contenuto, fare televisione (vecchia o nuova, tradizionale o web) è tutto tranne che un esercizio banale, specie quando si intende costruire un canale di comunicazione duraturo ed efficace (nel concetto classico di canale televisivo). Questa contrapposizione tra sempre maggiore accessibilità e persistente difficoltà formale e complessità organizzativa è un dato che va progressivamente ad accentuarsi e rimarrà a nostro parere caratteristica persistente per lungo tempo.
Come è difficile il video!
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