E’ una domanda che ricorre molto spesso in questa fase di primo sviluppo della televisione aziendale: ma quanto costa? Qual è la soglia di investimento? Ovviamente la risposta più corretta è “dipende“: dipende da cosa si vuole trasmettere, a chi e con quale intensità. In questo senso la Business TV non è diversa dagli altri sistemi di comunicazione, il cui costo è sempre variabile in funzione della tipologia del contenuto, della modalità distributiva, del numero degli interlocutori e dell’intensità della comunicazione. Detto questo pero’ voglio sottolineare che i costi di accesso al medium sono crollati negli ultimi anni, con un’accelerazione particolare negli ultimi 24 mesi. Come ho più volte avuto occasione di ribadire, dal mio punto di vista la Business TV non è qualcosa di accessibile solo alle grandi aziende, ma un mezzo già oggi alla portata anche di realtà medie e piccole. Ci sono ottime ragioni perché una grande azienda vi investa milioni di Euro, ma questo non toglie che accedere alla comunicazione televisiva per il business sia oggi veramente accessibile da tutti.
Il tema del costo di accesso mi si ripropone alla lettura dell’articolo di Espansione in cui la giornalista Marialuisa Astesani fa giustamente notare la differenza tra le cifre da me indicate, e quelle riportate da Marco Gambaro di Simmaco. Una televisione aziendale può certamente arrivare a costare anche molti milioni di Euro in realtà in cui - va detto - qualsiasi iniziativa di comunicazione interna, rivolgendosi a migliaia di fruitori spesso molto distribuiti territorialmente, tende ad avere costi di di tale ordine di grandezza. Ma se all’inizio di questo nuovo millenio c’erano vincoli distributivi che non permettevano di scendere oltre ad una certa soglia, oggi è decisamente possibile accedere al mezzo con investimenti veramente molto bassi. Mi fa piacere constatare che la conferma alla mia posizione venga direttamente dal caso Sia, presentato in chiusura dello stesso articolo di Espansione: l’investimento iniziale per la società è stato pari a zero, in quanto la TV aziendale si è semplicemente innestata sull’infrastruttura Intranet esistente. Questo perche’ la banda che a lungo è stata una risorsa scarsa e costosa è oggi ampiamente disponibile sia in sfera interna che esterna. Per chiudere: i costi di accesso sono tenedenti a zero dal lato della distribuzione, mentre ovviamente i contenuti hanno costi estrememente variabili, per quanto anche questa sia una sfera in cui si possano realizzare importanti economie sfruttando le tecnologie digitali.
2 Commenti
Concordo pienamente sul fatto che i costi di accesso/distribuzione siano tendenti a zero, mentre i contenuti hanno costi variabili, grazie anche alle tecnologie digitali. Appunto i “contenuti” (come in un recente post) sono la chiave di volta dell’intero sistema. Chissa’ se la BusinessTV riuscira’ a far invertire la tendenza - oggi purtroppo imperante in tutti i campi - di concentrare l’attenzione (e quindi il budget) tutta sul media, sulla distribuzione… mentre i contenuti sono dati per scontati, come fossero un elemento minore con valore tendente a zero. Penso alla pubblicita’, ma anche alle mostre, ai libri e a tante altre occasioni (compresi i plasma della Stazione Termini). Le tecnologie digitali rapppresentano una rivoluzione importante perche’ ridanno il “potere” a chi produce i contenuti e non piu’ a chi li elabora tecnicamente. Ma cio’ non vuol comunque dire che “chiunque” possa realizzare un video (come non e’ vero che chiunque possa realizzare un’annuncio o una presentazione powerpoint, anche se questo e’ il pensiero comune). Paolo ha ben evidenziato quest’aspetto nel suo libro, quando parla delle nuove figure professionali necessarie. L’aspetto secondo me piu’ interessante del digitale e’ la possibilita’ dell’ottimizzazione dei contenuti su piu’ media e in differenti contesti. Possibilita’ che si esplica attraverso un progetto (editoriale) che preveda cio’ sin dall’inizio, proprio come si opera in ambito cross-mediale. Senza fare l’errore di pensare di poter distribuire pedissequamente lo stesso contenuto indifferentemente dal media e - soprattutto - dal contesto. In conclusione, speriamo proprio che tra qualche hanno i media siano “scontati” e i contenuti il valore aggiunto!
Grazie per il commento, Vanni, anche perche’ porta molto valore aggiunto. Condivido l’attenzione forte al contenuto, e sottolineo anche il fascino che ha l’attività di concezione dei contenuti per i nuovi media con l’interessante prospettiva di avere a che fare con una fruizione che sempre più spesso diventa diversificata. Mi vengono in mente diversi filoni di riflessine che si aprono: come compensare la tensione corretta a pensare il messaggio in funzione del medium attraverso cui verrà fruito, con l’esigenza di produrre contenuti che possano essere fruiti su diversi canali (per normale desiderio di ottimizzare l’uso del tempo e delle risorse); fino a che punto le logiche di separazione di forma e contenuto che sono sate adottate con buon successo nell’era del web dinamico possano risolvere il problema; come nell’ambiente digitale, frutto della convergenza tra Internet e TV, il contenuto (almeno nella sua concezione) non possa prescindere dal “codice” e dunque come occorra dominare insieme aspetto editoriale e tecnologico per ottenere i risultati più brillanti e innovativi. Sono solo alcuni spunti: ci tornero’ senz’altro su nel prossimo futuro, perche’ la riflessione è necessaria e siamo solo ai primi passi della comprensione vera del nuovo scenario della TV-web pervasiva.